IL CASO – Il progetto Comprensorio al vaglio dei Sindaci. Anelli: “I soldi pubblici non andrebbero comunque al privato”
Magari, come si dice, è un falso bersaglio, come quelli che durante la guerra i sottomarini buttavano fuori per sviare le bombe e i siluri. Il progetto di Comprensorio sciistico tra Colere e Lizzola sembra il tema che mobilita e alimenta le animosità e la discussione, sviandola dal vero problema della Valle di Scalve e che poi si estende a tutte le terre alte: lo spopolamento.
Qui sopra trovate i numeri, impietosi e in prospettiva inesorabili nell’immaginare il futuro della Valle di Scalve, se il trend è una diminuzione di popolazione di 300 unità a decennio, davvero dovrebbe essere questo il tema vero da affrontare.
Il progetto Comprensorio non fermerà lo spopolamento, nemmeno lo pretende, nelle intenzioni dovrebbe essere un progetto imprenditoriale. Da valutare nel rapporto tra consumo di territorio e ricaduta in termini ambientali, occupazionali e sociali.
La raccolta firme contro il progetto è arrivata a superare quota 25 mila. La popolazione scalvina è di 4 mila abitanti, anche volendo credere che abbiano firmato anche i neonati, è chiaro che le firme arrivano nella quasi totalità da fuori. Sarebbe interessante un referendum tutto scalvino. Perché legittimamente quei firmatari vogliono avere un “rifugio” incontaminato da frequentare fuggendo dalle loro località di residenza, una tantum, località per le quali evidentemente non sono riusciti a spendersi in mobilitazioni salvifiche di quel territorio, pretendendo che altri salvino il loro per quando vorranno trovare territori incontaminati per la loro vacanza.
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