BRATTO – Alberto, Beppe e il Thomas Market dal 1952: “Abbiamo iniziato con un tavolo da cucina e il macinino del caffè…”
(dal numero del 1 novembre)
Il cielo è grigio e qualche goccia di pioggia è tornata a bagnare l’asfalto dopo qualche ora di tregua. Le lancette dell’orologio segnano le 15:30 in punto e dietro le vetrate del Thomas Market di Bratto vedo i sorrisi di Giuseppe Tomasoni, della moglie Mea e della loro dipendente, Vanessa, che attendono il mio arrivo. Mi bastano pochi attimi e pochi sguardi per capire che questa è la bottega di paese che profuma di un ambiente familiare dove i clienti si conoscono tutti per nome e si conoscono persino le abitudini, i gusti, un luogo dove ci si può ancora lasciar coccolare da un consiglio e quattro chiacchiere prima di buttarsi a capofitto nella frenesia della quotidianità. “E’ arrivata?”, sento una voce provenire da dietro le scaffalature. Spunta Alberto, classe 1936, il papà di Beppe. Mi stringe la mano e sento nelle sue prime parole la giusta dose di emozione, quella che fa vibrare la voce e le corde del cuore. Ed è proprio Alberto il mio Cicerone in questo viaggio dentro la storia del Thomas Market, premiato poche settimane fa da Regione Lombardia. Mi fa strada nel negozio e poi ci accomodiamo in una stanza alla destra del banco dei freschi, “questa era la loro sala e cucina quando Beppe era piccolo. Andavano di sopra solo per dormire, mentre noi oggi viviamo di sopra”, mi spiega Mea, che si siede al tavolo con noi. Alberto tiene già tra le mani un bel po’ di foto storiche, ma a queste ci arriviamo più tardi. “Siamo partiti nel 1952 – racconta -, avevo 16 anni e ho iniziato a lavorare insieme a mio papà. Perché un negozio di alimentari? Non lo so di preciso, era finita da pochi anni la guerra, i miei fratelli lavoravano nel mondo dell’edilizia, stavamo costruendo la casa e abbiamo deciso di aprire un’attività. Certo, magari se avessi fatto un po’ di esperienza da garzone, sarei stato più preparato, ma ormai è andata così, cosa ci vuoi fare! E’ andata bene lo stesso se siamo ancora qui. Poi, quando nel 1971 mi sono sposato, sono andato avanti io insieme a mia moglie Tina. A quei tempi avevamo anche il banco della carne e ci avevano detto che era meglio dividere le cose, io avevo intestato quello, mentre mia moglie il negozio di alimentari”. Poi con un tono orgoglioso aggiunge: “Da allora sono stato qui fino al 2019, ovviamente non ero più io il titolare, ma… il Natale 2019 l’ho passato qui e ho pure dato una bella mano a mio figlio. A gennaio ho preso la bronchite, il dottore mi ha dato un bel po’ di antibiotici e sono rimasto a casa, poi lo sappiamo tutti che è arrivato il Covid e non sono più tornato. Anche mia moglie ha sempre lavorato, lei è rimasta qui fino al 2015”. Alberto torna indietro nel tempo, con un briciolo di malinconia… “Mi ricordo quando abbiamo iniziato, c’era la povertà assoluta. Avevamo un tavolo da cucina e un macinino del caffè, poi avevamo iniziato a fare le pizze, i polli e la polenta. Si andavano a fare le consegne a domicilio con la bicicletta, ma quando è arrivata la moto allora sì che si faceva sul serio… guarda questa foto, caricavo anche sacchi da 50 chili di farina e partivo… quella era la nostra tecnologia. Poi certo, una volta c’era tantissima concorrenza visto che c’erano molti negozi in paese, oggi non è più così, anche se oggi ci sono i supermercati ed è forse anche peggio”. Alla nostra chiacchierata si aggiunge Beppe, che resta solo pochi minuti, tempo di chiedergli quali consigli ha lasciato papà Alberto… “Quello che dico sempre, che qui bisogna stare con il sorriso e che i problemi vanno lasciati fuori dalla porta. Se sono contento della scelta che ho fatto? All’inizio non è stato semplice, perché mentre i miei amici il sabato e la domenica andavano a divertirsi, io ero qui a lavorare”. Mea, che è qui con Beppe da ormai quattro anni annuisce: “Il negozio è sempre aperto, anche la domenica, e va bene così perché i nostri clienti sanno che ci trovano e quindi si lavora, però ci sono dietro molti sacrifici, soprattutto per i nostri figli, Martina che ha 11 anni e Fabio, che ne ha 8”. Beppe riavvolge il nastro mentre guarda la foto scattata fuori del negozio quando era un bambino: “Ho iniziato a 13 anni a fare le stagioni, poi ho fatto qualche anno di scuola e alla fine ho scelto di portare avanti l’attività”. Potremmo fermarci qui, dentro questo quadro familiare che racchiude dedizione e passione, ma Alberto ha ancora molto da raccontare: “Quando sono andato a ritirare il riconoscimento di Regione Lombardia con mio figlio e mia nipote Martina, ero molto emozionato. Mi sarebbe piaciuto dire due parole e invece non sono più riuscito a dire niente. Lo dico adesso, tornando indietro rifarei la stessa scelta, perché a me questo lavoro è sempre piaciuto molto. Mi piaceva stare in mezzo alla gente e ho creato tante amicizie anche con i tanti villeggianti che arrivavano qui… pensa che ci sono ancora clienti che mi chiamano anche da via per sapere come sto. Sono felice che Beppe abbia deciso di portare avanti questo negozio, è bello vedere che quello che hai iniziato tu con tanta fatica e sacrifici, possa andare avanti”.
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