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TORRE BOLDONE – Silvia e il nubifragio: “Ero a letto, alle 4, fuori in strada, acqua, tronchi e sassi. Non ho avuto paura ma mi sono sentita svuotata e impotente. Ho dovuto buttare tutto: divani, libri, mobili…”

(Dal 20 settembre 2024)

di Luca Mariani

Quello che resta poi, è la paura. L’inquietudine è una presenza costante, nelle giornate successive. Alla sera poi, coricandosi, ci si chiede come fare per affrontare le incombenze del giorno seguente. La routine quotidiana che prima veniva talvolta etichettata come noiosa e detestabile, viene a mancare e le azioni di tutti i giorni ora sono difficili da compiere. La sensazione è di stravolgimento profondo. La percezione dell’impotenza umana di fronte alla natura, fa sentire piccoli ed insignificanti. La mattina del 9 settembre, gli abitanti di Torre Boldone si sono svegliati e hanno visto le loro certezze scorrere per le strade del paese, sommerse da un fiume di fango e detriti. La Seriola e il Gardellone, le rogge storiche che attraversano per lungo e per largo il paese, hanno rotto gli argini a causa della pioggia torrenziale delle ore precedenti e hanno invaso scantinati e vite degli ignari cittadini addormentati. A giorno ormai fatto, le vie erano imbrattate da un’immensa spennellata fangosa punteggiata da grandi pozzanghere. Sugli pneumatici delle auto parcheggiate dalla sera prima, si scorgevano i segni sporchi lasciati dall’acqua. “Ci è andata bene”, ammettono gli abitanti del Condominio Borghetto, vicino a piazza Del Bersagliere. Proprio lì a fianco corre la Seriola e la piena ha evitato la rampa dei garages per un soffio. A testimonianza di quanto la disgrazia fosse passata lì vicina, melma e detriti di legna rendevano il piazzale inaccessibile. È cominciato tutto prima delle cinque di mattina. “Verso le quattro ero a letto e sentivo un rumore che mi sembrava quello del vento. Dopo circa un’ora, mi sono svegliata e ho visto sulla strada scorrere un fiume di acqua, tronchi e sassi”. Sono le parole di Silvia M., che abita in via Roma in una delle case proprio a fianco della Seriola. La piena è scesa furiosa da via S. Vincenzo de Paoli verso il centro del paese, travolgendo via Roma, via Borghetto e alcune vie laterali, insinuandosi nelle case, nei garages e nelle cantine. Silvia, come molti residenti, si è trovata la taverna invasa da acqua, fango e detriti e i guai, per lei e gli altri, sono cominciati in quel momento. Racconta del momento in cui, con suo marito, è andata a valutare i danni. “La serranda del garage è stata danneggiata dalla furia dell’esondazione. Abbiamo dovuto aspettare che smettesse di piovere e che si abbassasse il livello dell’acqua per entrare, perché non si apriva”. I muri interni mostrano il segno delle acque, a poco meno di un metro d’altezza. “Non so quanto sia durato il tutto, credo una mezz’ora, era ancora buio.” In questo piccolo lasso di tempo se ne sono andati i ricordi di una vita: “avevamo tante cose qui sotto: libri, oggetti appartenenti a mia mamma, collezioni di riviste di mio padre, giochi di quando ero bambina. Avevamo appena sistemato la taverna, poi, adesso, ci è capitata questa”. Rievoca quei momenti, gli occhi turchesi luminosi ed un sorriso, nonostante tutto: “Non ho avuto paura, ma mentre guardavo quel fiume in piena che scorreva fra le case, ho provato una sensazione di impotenza, di svuotamento. Siamo stati tutti colti di sorpresa, non abbiamo neanche avuto il tempo di lavarci la faccia, di realizzare cosa stava succedendo.” È difficile, non cedere allo sconforto in una situazione del genere, ma Silvia è una tosta. Presa di petto la situazione, sta lavorando in modo instancabile per ripulire la sua casa e salvare quanti più oggetti possibile. “Il lavoro più grosso è stato spalare via tutto il fango che è rimasto quando le acque si sono ritirate”, riferisce, lo sguardo che spazia sulla sua grande taverna devastata. I bergamaschi poi, lo sappiamo, non si arrendono facilmente, hanno la scorza dura e lo hanno già dimostrato: “abbiamo cominciato subito a pulire, a portare tutto fuori e non abbiamo ancora finito, ci vorranno mesi. Divani, poltrone, mobili, abbiamo dovuto buttare via tutto.” Il cortile invaso da oggetti infangati racconta di persone che non si arrendono. Ammucchiati in un dignitoso ordine, aspettano il momento in cui torneranno al loro posto. “Già per il fatto che siamo qui a raccontarla, va bene” continua la padrona di casa. “Abbiamo ritirato ieri l’automobile dall’officina. Era nel garage al momento dell’alluvione e l’acqua l’aveva sollevata da terra. Abbiamo dovuto cambiare un po’ di pezzi e far ripulire gli interni. La moto elettrica però non funziona e nemmeno il mio amato CIAO.” Lei non osa, dice, portarli a riparare. Anche il meccanico sta facendo i conti con le conseguenze dell’esondazione e lei si mette nei suoi panni: “posso solo immaginare cosa sta passando”. Questi eventi tragici possono anche “tirare fuori qualcosa di buono dalle persone” e lei ricorda con gioia i vicini che l’hanno aiutata e le persone che le hanno riscaldato il cuore con una frase gentile. Parla con una voce ferma e allegra, Silvia, ma nonostante il coraggio che dimostra, le emozioni sono forti e pretendono di essere raccontate: “Quel giorno ho avuto i miei momenti di sconforto. C’era mia suocera che cercava di spronarmi, ma vedere tutti i nostri oggetti devastati, è destabilizzante. Ricordo che nonostante la stanchezza, avevo l’esigenza di dover sistemare tutto il più velocemente possibile per tornare alla vita di prima.” C’è, profondamente, un prima e un dopo, quando accadono disgrazie come questa. Quando la vita ti costringe a mettere in discussione tutte le certezze, è difficile ricominciare a narrare la propria storia. Ritrovare la serenità per vedere sé stessi proiettati nel futuro, diventa ora un obiettivo da perseguire. Per far tesoro di questa esperienza, Silvia ha scelto una citazione di uno scrittore giapponese che le piace tanto: racconta di resilienza e di vento di burrasca e ricorda che non si esce dalla tempesta uguali a come si è entrati. Silvia è ben consapevole di questo, sa che la sua nuova vita sta cominciando adesso. Sa che questa dolorosa parentesi non sarà mai dimenticata e sarà il punto di partenza per i nuovi capitoli del suo libro. La burrasca è passata e lei ne sta uscendo, pronta per tracciare la linea di congiunzione fra il passato ed il futuro che l’attende.