Sui ‘piedi’ dei leffesi da oltre cent’anni: la storia della famiglia Zenoni “Petral” tutto cominciò col nonno Lorenzo, calzolaio dal 1921
Nell’era in cui il commercio online ha ormai preso il sopravvento su quasi tutti i nostri generi di consumo, specialmente quelli dell’abbigliamento e delle calzature, a Leffe esiste (o sarebbe meglio dire resiste) una famiglia che le scarpe, letteralmente, continua a farle a tutti da oltre cent’anni. Sono i fratelli Zenoni, anche se chiamarli con il loro nome a Leffe risulta straniante, perché tutti li conoscono con il loro nomignolo di famiglia: Petral. Un appellativo che per loro rappresenta oltre un secolo di storia, sacrifici e passaggi di testimone fra padri e figli, che dura da ben tre generazioni, mentre all’esterno continua a essere un sinonimo di garanzia e fiducia negli acquisti. La vicenda della famiglia Zenoni comincia alla fine dell’Ottocento, quando nel 1894 nasce nonno Lorenzo Severo, per tutti solo Severo. Con grande spirito di intraprendenza, ma anche costretto dalle delicatissime contingenze storiche, tra il 1915 e il 1918 si arruola e partecipa alla Grande Guerra, dalla quale tornerà e sarà successivamente insignito della Croce di Cavaliere di Vittorio Veneto. In verità, Severo ebbe la fortuna di non essere propriamente al fronte, ma fu arruolato in una delle unità di minuto mantenimento di stanziamento in Friuli Venezia-Giulia, e si occupò di riparare le scarpe dei militari che erano al fronte. In pratica, fu proprio durante la sua esperienza nell’esercito che affinò il mestiere del calzolaio, già praticato per un breve periodo prima di partire per la guerra. Grazie a questa testimonianza fu poi possibile ricostruire la storia imprenditoriale della famiglia Zenoni. Risale infatti al 1921 il più antico documento che testimonia l’attività di calzolaio di Severo sul suolo leffese, ed è da quel 1921 che lui e successivamente i suoi discen – denti svolgono quell’attività, sempre nello stesso paese e sempre tra le stesse mura, resilienza di purissimo stampo bergamasco. Fin dall’inizio, Severo si distingue non solo per una buona manualità nell’arte di riparare le scarpe, ma si occupa anche di produzione, con ben quattro modelli di calzature artigianali: scarpa bassa e alta, sia nera che marrone. Già in questi primissimi anni, nel suo laboratorio si mettono all’opera anche i figli, rimasti orfani della mamma giovanissimi (siamo nell’Italia degli anni Venti): Pietro (meglio noto come Pierino) di undici anni, Ettore di otto anni, Ceci – lia di cinque e la piccola Edvige di solo un anno e mezzo. Nel 1925, con l’avvento di una più specifica regolamentazione commerciale e il rilascio di licenze per la vendita di generi anche non alimentari, Severo diventa a tutti gli effetti un calzolaio affermato, con tanto di documenti che ne certificano l’attività, e comincia con tutti i crismi la sua lunga esperienza lavorativa aggiungendo subito alla produzione e riparazione anche la vendita delle scarpe. Si tratta di un vero e proprio periodo d’oro non solo per lui, ma in generale per la sua famiglia. Dopo innumerevoli sacrifici, i figli e le figlie, cresciuti anche grazie all’aiuto delle due zie, subentrano con il tempo all’attività del padre, aggiungendo manovalanza e ampliando il proprio commercio anche oltre i confini del paese natale. Aprono infatti due nuovi punti vendita nei vicini paesi di Gandino e Casnigo, siamo attorno agli anni Quaranta. Una svolta successiva si ha poi intorno agli anni Sessanta, quando i figli decidono di comune accordo di proseguire ciascuno per sé l’attività del padre. In questo modo, il negozio di Casnigo viene presto lasciato in affitto e successivamente ceduto, mentre quello di Gandino prosegue per diversi anni prima di chiudere i battenti. Naturalmente, a restare in piedi è il negozio di Leffe, nucleo di partenza e fulcro dell’attività di famiglia. Quest’ultimo, al momento della separazione tra i fratelli, resta al secondogenito Ettore, che ottiene la licenza di vendita nel 1965 e con il passare degli anni non fa altro che ciò che suo padre aveva fatto con lui: insegna il lavoro di calzolaio ai suoi figli, che ne raccolgono successivamente il testimone. E arriviamo ad oggi. Meglio, arriviamo al 1981, anno in cui il primogenito di Ettore, Claudio, apre una nuova attività insieme al fratello Luca. Terminati gli studi, che svolgeva la mattina alternando ai lunghi pomeriggi in negozio e alle sere nuovamente sui libri e terminato poi il servizio militare, Claudio decide di aprire un nuovo punto vendita a pochi passi dallo storico negozio del padre, in quello che prima era il vecchio magazzino già appartenuto al nonno. È così che nel 1981 nasce Petral – sport, che di fatto si affianca a Calzature Zenoni, poi ribattezzato in quel periodo Petral – scarpa. Mentre il padre continuava a vendere scarpe, infatti, i figli, a cui si aggiunse presto anche la sorella Maria, cominciavano ad occuparsi di articoli sportivi ampliando l’attività di famiglia con una svolta che sarà decisiva e permetterà loro di restare al passo con i tempi e con un mercato che nel frattempo sta cambiando. Una svolta che, tuttavia, non rinnega il proprio passato, ma che anzi i figli di Ettore vorranno enfatizzare mettendo proprio il nomignolo di famiglia nel nome della propria attività. E anche questa è una sto – ria nella storia davvero interessante: perché Petral? Cosa significa? Da dove deriva? La famiglia Zenoni, cognome diffusissimo a Leffe, è originariamente associata al nomignolo Caciòt. Molti anni fa, tuttavia, si verificò un curioso caso di omonimia tra il bisnonno de – gli attuali fratelli, che si chiamava Pietro Zenoni, e un suo cugino, anche lui Pietro Zeno – ni, entrambi appartenenti alla famiglia dei Caciòt. Dunque, la necessità di distinguerli con un nuovo soprannome. In quel periodo, colui che poi sarebbe diventato Petral, era un grande appassionato di musica, tanto appassiona – to da spostarsi spesso fino a Bergamo (viaggio non indifferente se pensiamo ai sistemi di trasporto dell’epoca) per ascoltare il maestro organista Vincenzo Petrali. Una passio – ne che, di fatto, si è portato addosso, dal momento che, al proprio paese, hanno tutti cominciato a chiamarlo Petrali, poi successivamente abbre – viato in Petral, che a tutt’oggi resta l’orgoglio dei fratelli nonché il simbolo distintivo della famiglia. Con il tempo, Petral è poi divenuto a tutti gli effetti un marchio a Leffe. Del resto, una volta raggiunta la pensione papà Ettore ha ufficialmente ceduto l’attività ai suoi figli: Claudio, Maria e Luca, che hanno continuato la tradizione di famiglia per altri quarant’anni, continuando ad accogliere e soddisfare compratori non solo leffesi. Una caratteristica che hanno sempre mantenuto sono i due punti vendita, di – stanti qualche decina di metri l’uno dall’altro: il primo conserva ancora l’insegna storica e continua a vendere calzature, mentre il secondo è più moderno e si occupa di articoli sportivi di ogni genere, simbolo del nuovo che avanza e della costante necessità di restare al passo con le evoluzioni del mercato e del settore. I fratelli Zenoni, però, al passo hanno sempre dimostrato di starci, togliendosi an – che in questi anni diverse soddisfazioni. Molti sono stati in – fatti gli atleti passati da quelle mura, ciascuno dei quali ha lasciato un ricordo conservato gelosamente in album di foto e cassetti di ricordi. Fra autografi, cartoline e altri cimeli, la collezione vanta nomi straordinari. A partire dalla leggenda del ciclismo Gino Bartali, di cui Ettore era un grandissimo ammiratore e di cui si racconta che, nel periodo in cui il campione correva, il negozio diventava di fatto un bar, con decine di altri appassionati che accorrevano ad ascoltare le radiocronache dei grandi giri, visto che Zenoni era uno dei pochi in paese ad avere la radio.
Passando poi per un nutrito novero di sciatori, altra specialità da sempre seguita dalla famiglia, e da diversi grandi campioni del mondo del calcio, seguito praticamente come una religione, si passa poi ai nomi più attuali, altrettanto di valore. Tra gli atleti conosciuti di recente, infatti, la pluricampionessa paralimpica Martina Caironi, che ha da poco trasferito a Leffe una parte di sé cominciando ad allenarsi sotto l’egida di Gianni Marcarini, da sempre amico della famiglia Zenoni. Lo stesso
Marcarini ha avvicinato ai Petral anche Davide Morana, giovane promessa dell’atletica paralimpica, divenuto presto loro amico. Divertenti in questo senso diversi episodi raccontati da Claudio, che racconta di essersi messo varie volte al lavoro per migliorare o riparare le protesi di Davide, di fatto le sue calzature. E a lavoro completato, Claudio chiede sempre e solo una cosa: la maglia della Nazionale, quando sarà il suo momento. Un altro cimelio da aggiungere alla vasta collezione di famiglia. In attesa della maglia di Davide, comunque, i fratelli Zenoni hanno da poco ottenuto un altro importante riconoscimento: sono diventati ufficialmente negozio storico di Leffe, tra l’altro uno dei più longevi. Lo scorso 22 giugno, infatti, l’Amministrazione comunale ha organizzato un evento dal titolo “C’era una volta e c’è ancora”.
Un’iniziativa promossa dalla consigliera al Commercio Emanuela Bosio con l’intento di omaggiare con il titolo di negozio storico tutti i commercianti con almeno quarant’anni di attività sul suolo leffese alle spalle. Durante la premiazione, svolta alla presenza delle autorità e di diversi rappresentanti an – che di Regione Lombardia, si sono succeduti sul palco tutti i commercianti in ordine di longevità, con Claudio che ha dovuto aspettare quasi fino alla fine per ritirare la targa che spettava a lui e alla sua fa – miglia, visti gli oltre cent’anni e ben tre generazioni di lavoro, sacrifici, gioie e dolori vissuti da lui, i suoi fratelli e i suoi antenati tra quelle mura, sempre le stesse, sempre a Leffe. Cosa potrà dire il futuro per la famiglia Zenoni è ancora tutto da vedere: ai tempi difficili per il commercio di quartiere si aggiunge la mancanza di eredi disposti a prendere in mano le redini di un’attività che inevitabilmente, come molte altre simili, soffre le crisi di questi ultimi anni. Ma questo riconoscimento appena ricevuto, così come le vicende di una famiglia da sempre interamente dedita a un mestiere ormai quasi dimenticato resteranno per sempre, così come continuerà a sopravvivere Petral, un nome nato per una singolare coincidenza e divenuto un’istituzione del proprio paese.

