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benedetta gente

Arrivano i santi “mercanti di neve” di gennaio, che già la neve però l’ha portata la Befana “che vien dai monti a notte fonda” (Pascoli). A cosa bisogna affidarsi in tempi come questi che se ne infischiano della conta degli anni, ai santi “ausiliatori” un tempo attivissimi nella speranza di gente che appunto, nemmeno quello appeso al muto chiamava calendario, intenta a “sbarcare il lunario”. E non solo S. Mauro ma sulle porte sgangherate delle stalle i nostri vecchi appendevano l’immaginetta di S. Antonio Abate, con ai piedi animali che erano la riserva dell’inverno, al tempo in cui non esisteva la figura degli animalisti e comunque, il giorno in cui si doveva ammazzare il maiale, il contadino era più inquieto dell’animale.

Sui social dilaga la compassione per un cane che si è perso, un gatto randagio schiacciato da un’auto e buttato sul ciglio della strada, si immortala lo spettacolo del gregge sul prato ecc. ma abbiamo paura del cervo, della volpe, della faina, del cinghiale, del lupo, dell’orso, tutti animali da cacciare e ammazzare che rovinano i prati e devastano gli orti. Siamo sensibili alla morte ma a seconda di chi è la vittima.

Che poi c’è meno condolore per la morte dei nostri simili, delle migliaia di morti delle guerre in atto ai nostri confini, manca un santo ausiliatore della pace tra noi, sulla prona terra, già tra vicini di casa ci sono le piccole guerre di confine e in cronaca (recentissima) c’è gente che ammazza altra gente per “futili motivi”, una parola di troppo e ti piantano un coltello nella pancia, gelosia, invidia, avidità… Vuoi mettere, un tempo si diceva che ti ammazzano come un cane, no, adesso nessuno ammazzerebbe in quel modo un cane, abbiamo perso il buon senso, il senso di comunità e purtroppo stiamo perdendo anche il senso di umanità.

È la competitività, bellezza, non il bisogno, che al tempo della povertà ci si sosteneva, ci si aiutava, chi aveva qualcosa in più pensava al vicino che faceva letteralmente la fame.

«Stette un momento; poi compose un piatto delle vivande che erano sulla tavola, e aggiuntovi un pane, mise il piatto in un tovagliuolo, e preso questo pei quattro capi, disse alla sua ragazzetta maggiore: “piglia qua tu.” Le die’ nell’altra mano un fiaschetto di vino, e soggiunse: “va qui da Maria vedova, lasciale questa roba, e dille che è per fare un po’ di allegria coi suoi fantolini. Ma con buona creanza, ve’; che non paia che tu le faccia la carità» (Cap XXIV I Promessi Sposi).

Adesso la maggior parte di noi nelle case può anche ballarci dentro, ma restando soli, invece di cercare compagnia, coltiviamo rancori verso il resto del mondo, “ognuno è solo sul cuore della terra”, là fuori comincia la battaglia quotidiana, dell’uno contro tutti.

Il nuovo anno è la continuazione di quello vecchio con gli stessi mezzi. L’augurio che fosse buono era a salve. Peccato.