Sono stati resi noti i dati di vendita (dichiarati dagli editori, quindi purtroppo anche da prendere con beneficio d’inventario, gli editori in genere tendono comunque a fornire le cifre più confortanti). E si conferma un crollo epocale per i quotidiani (per i periodici è tutt’altra storia). I dati sono riferiti alle vendite del novembre 2019, ultimo dato disponibile. Per i maggiori quotidiani nazionali pubblichiamo la tabella del confronto con il 2013. In sei anni si può vedere l’entità del crollo, anche del 50% delle vendite. Il problema per i quotidiani è che la “macchina” che funzionava per il doppio delle vendite è la stessa, vale a dire che i costi del personale, della stampa e della distribuzione restano pressoché inalterati, peggiorando i conti. Fino a due decenni fa si lamentava che i quotidiani in Italia vendessero poco meno di 6 milioni di copie e si faceva anche allora il paragone con l’estero. Il lato più sorprendente è che graficamente i nostri quotidiani sono di gran lunga più “belli” e quindi più leggibili rispetto a quelli esteri. Il dato di novembre è devastante: sino scesi globalmente sotto la soglia dei 2 milioni (1.859.910 copie quotidiane vendute). Ancora un anno fa erano 2.011.366 al giorno. Una differenza di 151.456, che corrisponde ad un calo totale del 7,5%.
Ecco le tabelle con le vendite quotidiane dei singoli giornali nel mese di novembre, comparate con il novembre dell’anno precedente.
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