20 gennaio 2017 – 20 gennaio 2020. Tre anni di Araberara Valcamonica

Il primo numero di Araberara Valcamonica e l'ultimo attualmente in edicola

Tre anni dopo. Era il 20 gennaio 2017. E’ il 20 gennaio 2020. Tre anni di Valcamonica Araberara. Siamo ancora qui. A preparare il nuovo giornale che esce venerdì. Sembrava un’iniziativa controcorrente, contro tutto e tutti. Il cartaceo viene dato per morto, le vendite dei quotidiani sono in crollo. Ma non i giornali locali che sanno raccontare il territorio. Ogni piccolo Comune è capitale per chi ci abita. E così abbiamo portato in Valcamonica la nostra esperienza di un giornale vivo, vivace e anche temerario, la formula che ha fatto il successo di Araberara, il quindicinale dell’est della provincia di Bergamo, il territorio che confina appunto con la Valcamonica e i confini sono fittizi, valli e convalli si confondono a volte. Sono nato e cresciuto in Val di Scalve, il Passo del Vivione l’abbiamo percorso “certe notti” da Forno Allione, passando per Paisco, dopo aver trapassato da cima a fondo la valle dei Camuni. Borno è l’altro paese confinante, passando per Dosso e Paline. Storie di gente che sbarca il lunario e non si smuoverebbe dal suo paese per nessuna altra terra promessa. Noi abbiamo cercato e stiamo cercando di raccontare queste storie trattando ogni governo locale come fosse quello dell’intero mondo conosciuto, perché per chi ci abita quello è il centro del mondo, il sindaco è il capo del governo che gli può cambiare o almeno migliorare la vita. L’editore non è un novellino, edita più di 50 testate locali in tutto il nord Italia. La scelta è appunto quella di dar voce a chi non ce l’ha. La redazione è quella di Araberara, con il supporto di giornalisti che conoscono bene il territorio. Siamo entrati in valle con il rispetto che si deve a chi ha una grande storia alle spalle. Coltiviamo (con discrezione) l’ambizione di diventare il giornale di riferimento, come è Araberara per le zone bergamasche, dove è diventato, nei suoi 33 anni di vita, il primo giornale per diffusione e vendita. E’ un giornale aperto, ai vostri interventi, alle vostre proteste e proposte. E vive perchè serve a qualcuno e a qualcosa. Un giornale di servizio quindi. I padroni da servire, come diceva un grande giornalista d’antan, sono i lettori. E i risultati sono stati sorprendenti e continuano ad esserlo. In un periodo in cui i giornali calano, avere un giornale in crescita è una specie di miracolo, ma il miracolo lo fa la gente, che legge, si appassiona e si racconta. Noi siamo qui. E se vi capita e ancora non lo conoscete provate a leggerlo, concedendoci il beneficio di un progressivo miglioramento, numero dopo numero.