A Natale siamo tutti più buoni. Ce lo dicono da sempre, come un monito, come se a Natale si dovesse cercare di rimediare alle mancanze degli altri 364 giorni dell’anno, dispensando opere pie e buoni pensieri per quelli che chiamiamo “i meno fortunati di noi”: è tendenzialmente a Natale, infatti, che un semplice pensiero di compassione e quell’euro donato al ragazzo che elemosina fuori dal bar, dall’alimentari o dalla chiesa, riporta in equilibrio la nostra coscienza indifferente.

Sulla scia di questa ipocrisia di fondo, e di una triste strumentalizzazione politica della tradizione più importante per il nostro paese, è nato il presepe di Dorga: un Gesù bambino che viene al mondo su una barca, un simbolo tanto attuale quanto manipolato e sfruttato da quella fetta di politica che a scopo di lucro accoglie migliaia di persone quotidianamente, dando vita a sempre nuove cooperative che danno da mangiare, sì, ma sempre a quelle persone che sull’immigrazione hanno saputo crearci un business…

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