Apertosi con 15 secondi di silenzio in memoria delle vittime del disastro del Gleno, e la lettura di alcuni passi del racconto di Piero Bonicelli pubblicato sull’ultimo numero di Araberara-Valcamonica (“Si fece buio su tutta la valle”), il dibattito di sabato 25 novembre scorso sulle due opposte tesi del difetto di costruzione e dell’attentato non ha registrato significative novità documentaristiche e storiche.

Un dibattito attentamente seguìto da un pubblico straripante, che ha avuto non pochi momenti di tensione fin dalle prime battute, quando Angelo Bendotti ha duramente rampognato gli organizzatori per aver collocato la sua relazione al secondo posto della scaletta anziché all’ultimo, assegnato invece al “grande accusato”, Benedetto Bonomo, l’autore del volume sul Gleno che accredita la tesi della bomba come concausa del disastro.

Giancarlo Maculotti, del Circolo Culturale Ghislandi che aveva proposto l’iniziativa, proposta raccolta dal presidente della Comunità Montana Pierantonio Piccini, ha esordito specificando che quella del Gleno, ferita ancora aperta nella memoria viva della popolazione, non è stata una tragedia naturale, bensì una catastrofe che chiama in causa la responsabilità degli uomini, la cui difficile identificazione è compito degli storici: di qui l’auspicio che dal dibattito potesse emergere qualche elemento di valutazione in più….

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