L’idea era quella di avere un formaggio tipico della valle Seriana, sull’esempio della formagella della Val di Scalve e di altri formaggi tipici della val Brembana. Ed era anche una buona idea. Una valle che si era occupata poco di allevamento e agricoltura, intenta com’era a sviluppare aziende manifatturiere su tutto il percorso del Serio, adesso doveva pensare a caratterizzarsi anche per l’offerta gastronomico, facendo l’occhiolino al turismo di qualità. Insomma l’allevamento restava un settore complementare, era ora di rilanciarlo. Ma esisteva e resisteva, tanto che la mostra zootecnica di Clusone è un appuntamento ultradecennale (66ª edizione a settembre). L’esempio più vicino era quello scalvino con la sua “formagella” ormai famosa. Perché non farne una seriana? Percorso inverso rispetto a quello scalvino dove a metà anni settanta si era costituita la cooperativa degli allevatori (attualmente sono 18 aziende operative in Scalve) e ci si mise in una sede provvisoria in attesa che le cose andassero bene e si avessero i soldi per costruire una sede propria. In alta Val Seriana si pensò al contrario, si costruì la sede (tra Ardesio e Gromo) poi si cercò di costituire una cooperativa tra allevatori e si cercò un gestore per la latteria. E qui cominciarono i distinguo e le liti, non se ne fece nulla, al punto che poi si arrivò ad assegnare a un’azienda privata l’edificio….

SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 4 AGOSTO