Un grande bluff da campagna elettorale. Ci si accorge sempre sotto elezioni, ogni cinque anni, che “non tutti nelle capitali nascono i fiori del male”, direbbe De André. Qui bisogna ribaltare il concetto, i “fiori” sarebbero i voti e non si raccolgono tutti nelle “capitali”, le città della Regione. Votano anche quelli sperduti nelle valli e convalli. E sono tanti e servono a far legna per essere eletti. Quindi, ogni cinque anni ecco che i vari candidati di vario livello si attivano per far sapere che daranno soldi anche ai Comuni più sperduti, ribadendo il concetto che “la montagna è una risorsa”, definizione cui non corrispondono mai i fatti, salvo appunto a scadenza quinquennale. Prendete le Comunità Montane che da 30 sono state ridotte a 23, con accorpamenti cervellotici che hanno prodotto enti elefantiaci (pensate a quella dei Laghi che ne ha inglobate tre, a quella seriana che ha inglobate due). Sono enti che lo Stato ha “soppresso” (su iniziativa del senatore Calderoli e non si è mai capito perché) e che ha lasciato alle Regioni come optional il mantenerle…

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