Il profumo di casa è più vicino. Inebria quasi. La strada è ancora lunga. Ma chi è nato con il pedale nel sangue mica si fa intimorire di fronte ai tapponi, anzi. Claudia ha riempito i giornali e i… cuori. Quando si corre in bici si è soli ma invece qui su questa bici sono saliti tutti. A pedalare insieme. Tutti. Con la fatica sulla schiena. La speranza negli occhi.

E la voglia di tagliare il traguardo. Claudia da qualche giorno è a Brescia. Ci è arrivata con l’ambulanza del primario della riabilitazione di Cinisello Balsamo, lo stesso che segue il Giro d’Italia femminile, il primo che l’ha soccorsa quando è caduta quel maledetto giovedì 6 luglio durante la 7ª tappa del Giro d’Italia. Claudia lotta, combatte, vive. Con lei mamma Laura, papà Beppe, i fratelli Giacomo e Sofia. Mamma Laura sta tenendo il filo diretto col mondo, quel mondo che chiede, fa il tifo, sostiene, lei psicologa che qui la psicologia la lascia da parte: “Quando si è mamma lo si è indipendentemente da ciò che si fa, le cose le senti dentro e basta”, già, le senti dentro. Come un soffio delicato di cielo che scuote però anche le pareti di una stanza d’ospedale. Che va oltre. Un profumo d’erba di fiori mescolati al profumo di mare. Del tempo che corre anche se sei sdraiato e sparge ovunque semi di speranza. Dal primo tuffo nell’aria all’ultimo sogno caduto nel cuore da una stella in dono in una notte d’estate.

A volte il viaggio è semplicemente restare. Come quando Claudia mangia il primo gelato aiutata dal fratello Giacomo e mamma Laura sorride: “Ci tenevo che si mostrasse affamata appena possibile”.

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