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Riepilogo capitolo12:
  • Sveliamo la fonte inglese sul Moicano
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    Sveliamo la fonte inglese sul Moicano

    Come sa, dal 4 Luglio scorso ho iniziato a seguire on line il suo periodico, poiché nella mia città non è distribuito. Ho anche cercato le edizioni precedenti, dal 18 Maggio 2007, leggendo i servizi esclusivi sul Moicano, per scoprire con stupore che la fonte londinese che ha fornito il materiale, i vostri storici al lavoro nella traduzione, altri non sono che la sottoscritta. Ho notato la precisione con la quale avete trascritto fedelmente, virgole incluse, le traduzioni e i commenti ai documenti che ho trovato durante nove giorni di intenso lavoro presso i National Archives di Kew Gardens nella prima metà del Luglio 2006. Penso che convenga con me che a questo punto è necessario svelare la mia identità, e confido che comprenda perché devo farlo in una lettera al Direttore. Per rispetto verso i lettori di Araberara devo anche informarla che non ho mai lavorato con Giuliano Fiorani per produrre i testi pubblicati. Più semplicemente nello scorso Aprile mi sono limitata a lasciargli, su sua richiesta, una copia degli stessi, privati dei riferimenti documentari, e con la sua promessa a non condividerli con altri se non dopo una mia pubblicazione. Confidando che un giornale libero come il suo pubblicherà questa mia lettera, la saluto.
    Grazia Spada
    Saronno, 17 Agosto 2007

    * * *

    Noi da Lei non abbiamo avuto niente. Semmai lei dovrà molto a noi se pubblicherà qualcosa sul Moicano, di cui pochi avevano memoria se noi non avessimo riesumato tutta la vicenda con nostre ricerche pubblicando documenti forniti in gran parte da Giuliano Fiorani e pubblicando nostre interviste alla vedova prima e a personaggi e testimoni poi, dell’eccidio di Rovetta. Solo negli ultimi articoli da noi dedicati alla vicenda appaiono i documenti “inglesi” che tra l’altro sono risultati, rispetto alla mole di documenti e interviste da noi pubblicati, i meno interessanti, al punto che il Moicano della strage di Rovetta nemmeno fa cenno nel suo rapporto al SOE. Le altre vicende che lo riguardano in altre zone d’Italia non hanno interesse per il nostro giornale. Noi abbiamo più volte citato tra le fonti quella doverosa di Giuliano Fiorani e quella per noi misteriosa di una “fonte inglese”, come dallo stesso Fiorani ci era stato riferito. Con piacere (giornalistico, per ora) veniamo a conoscenza della sua identità. I suoi accordi e contatti con Fiorani a noi erano sconosciuti. Abbiamo chiesto all’interessato come sono andate le cose e ci ha fornito copia di due lettere, una da lei stessa firmata (Grazia Spada) e una a firma di sua mamma (Laura Bulgarelli Spada). Nella prima lei a un certo punto scrive: “Come le raccontavo per telefono, usi discrezione per quanto riguarda la fonte perché ho ancora la speranza di poter un giorno visionare i documenti che Bendotti non mette ancora a disposizione”. Bendotti (lo spiego ai lettori) è il Direttore dell’Istituto bergamasco per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea. Comunque “usare discrezione” significa appunto non rivelare la fonte ma usare i documenti. Nella lettera di sua madre allo stesso Fiorani ci sono addirittura i ringraziamenti per le pubblicazioni sui fatti di Rovetta: “Le esprimo la mia riconoscenza per il suo impegno appassionato nel tenere viva la memoria dei nostri ragazzi”. Per chiarire: la mamma di Grazia Spada (lo spiego ancora ai lettori) è la sorella di uno dei 43 militi fascisti uccisi a Rovetta, Alfredo Bulgarelli (Torino 1-6-1927, Rovetta 28-4-1945). La sua ricerca è comprensibilmente quindi molto più coinvolgente (affettivamente) della nostra, che ha cercato solo di rispondere a semplici domande: chi era il Moicano, perché era stato mandato qui e da chi, è lui (e se sì, con quale autorità) che ha ordinato la strage dei 43 militi fascisti il 28 aprile 1945 a guerra conclusa e accordo di non belligeranza sottoscritto a Bergamo la mattina stessa di quel giorno tra comando tedesco e capi partigiani? Finora dai testi storici risultava responsabile l’agente segreto alleato indicato (come una “primula rossa”) con il solo nome di battaglia, quello di Moicano, sconosciuto al punto che ancora nel 2006 un volume con l’imprimatur dell’Istituto di Storia citato descrive come personaggio “misterioso, nessuno conosce il suo nome vero, tutti lo chiamano Moicano, sembra essere originario dell’Istria, qualcuno dice che è di famiglia slovena, si mormora a mezzavoce che è un agente segreto della Cia, molto più probabilmente dell’Intelligence Service…”. La citazione (“La terrazza sul cortile” di Nazareno Marinoni pag. 114) è datata, cioè riferita alle conoscenze di allora, ma nel volume con la dicitura in copertina “Istituto Bergamasco per la Storia della Resistenza…”, non c’è neppure successivamente al brano citato altra indicazione più precisa. Ma c’è nel volume l’intento molto evidente di far passare la strage come una decisione degli “alleati”, attraverso il loro rappresentante locale, appunto il capitano Moicano (di cui noi di Araberara abbiamo svelato il vero nome, Paolo Poduje, intervistando la vedova nell’agosto 2006) per un disegno tutto da dimostrare, vale a dire screditare al tempo stesso fascisti e partigiani. Una “tesi” che porterebbe però a dire che i capi partigiani locali, e in modo specifico Bepi Lanfranchi, comandante della Brigata GL Gabriele Camozzi, che del Moicano si diceva amico, si siano fatti abbindolare dal “misterioso” agente del Soe, mettendogli a disposizione i loro uomini per quella esecuzione sommaria a “cessate il fuoco” firmato, che si sarebbe ritorta contro di loro. Ma perché allora il Moicano sale due volte la stradina del cimitero per dire a Don Bravi, parroco di Rovetta e uno dei responsabili del Cln locale, che lui con quella strage non c’entra nulla? A che serviva dirlo a Don Bravi che poteva verificare facilmente da dove proveniva l’ordine di fucilazione e smentire l’agente “inglese”, mentre nelle sue due deposizioni avalla quella versione innocentista? Non abbiamo, dopo un anno di pubblicazione di documenti e interviste, risposte definitive a queste domande. Ma abbiamo dato in mano ai lettori molta documentazione inedita per farsi un’idea più precisa di come andarono le cose. Il nostro giornale non è una rivista di storia né quindi si sogna di far concorrenza agli storici di professione: se di storia si occupa è perché c’è ancora la “notizia”.
    Piero Bonicelli
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    Dal 20 di febbraio 2007