NOVE ARTISTI DALLA MEDIA VALLE
Non ci facciamo mancare proprio niente nel nostro spazio musica. Rock, prog, Jazz, metal, fusion, classica e oggi signore e signori ecco a voi l’orchestra! Una piccola orchestra composta da nove (?) elementi la “Piccola orchestra Karasciò” che sta percorrendo la bergamasca e oltre in lungo e in largo per promuovere il suo nuovo anzi il suo vero primo CD “Bashir”. No signora non è un’orchestra di liscio, niente a che fare con Casadei per dire… piuttosto un bel gruppo di amici che propongono un folk rock alternativo, diciamo un genere melodico popolare. Cantautorale meglio. Influenzato ed arricchito da sfumature folk, ska, reggae, con interventi acustici e percussivi Forse non è il suo genere più per i giovani direi. Oddio piace molto anche a me, signora, perciò se si mette comoda le spiego.
Abbiamo detto nove artisti, ma è più esatto dire otto più una collaborazione occasionale estemporanea. Guardi, glieli presento subito: Paolo Piccoli di Albino (‘85) chitarra acustica e voce composizione testi; Roberto Nicoli di Albino (‘83) al basso; Fabio Bertasa di Peya (‘84) alla chitarra elettrica; Diego Camozzi di Albino (‘83) al mandolino (si signora c’è ancora chi lo suona!); Mauro Breda di Pradalunga (‘80) alle percussioni; Michele Mologni di Nembro (‘81) alla batteria; Alessio La Chioma di Bonate Sotto (‘83) alla tromba; Ilaria Colleoni di Ciserano (‘86) al violino. Cosa dice? Solo otto? Già poi c’è appunto il nono uomo, colui che collabora occasionalmente. D’altronde è del ‘72 ha famiglia lo si può capire no? Si chiama Simone Forghieri e quando c’è si sente perché si occupa… dei rumori live. Tromba, mandolino, violino… ingredienti che danno a questo gruppo una sonorità particolare un’atmosfera di festa un che di… orchestra appunto.
Chissà da quanto suonate insieme! “Veramente il gruppo così come lo hai scritto è insieme da solo quattro mesi però veniamo tutti da esperienze in altri gruppi e suoniamo ormai da molti anni”, mi spiega Paolo. Da dove arriva il nome così gusto russo-retrò: “Trovi? Karashò è un espressione dello slang Nadsat usato dai protagonisti del film Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, significa molto Bene o molto Buono. Veramente più che del significato ci è piaciuto il suono del nome”. Sì, molto bene. Dà un’aria di festa: “L’atmosfera che noi vogliamo ricreare quando suoniamo appunto. Siamo un gruppo numeroso e coinvolgente vogliamo che il pubblico soprattutto si diverta, i nostri testi sono ironici non andiamo a far comizi elettorali”. Meno male, ce n’è già tanti in giro… davvero belli i testi, chi li scrive? Paolo mi guarda di traverso con gli occhi cerulei da sotto il basco grigio... e Fabio: “Li scrive lui”. Lui, Paolo, che se lo guardi sui video di My Space ricorda un Paolo Rossi prima maniera che canta Elio e Le Storie Tese. “Magari, diciamo che non sono proprio i nostri punti di riferimento ma… magari”. Eppure me li ricordate davvero, anche nel contenuto delle canzoni. Sono ironiche e “leggere” ma sottolineano momenti importanti, riflessioni profonde: “L’hai detto, sono spunti di riflessione messi in musica, se vuoi ti diverti ascoltandole passando una serata in compagnia, se vuoi ci rifletti …”. Dunque nasce prima la musica o le parole? “Direi che c’è un sano e buon equilibrio tra i due ma a chi ci ascolta arriva prima la musica”. Un equilibrio che manca al protagonista di “Grappa e fogli di giornale”… Piedi scalzi faccia al vento, e un motivo da fischiare / Vagabondo senza tetto mille sogni da cantare… Anzi forse ha più equilibrio lui di quelli sobri… C’è chi vive in mezzo al lusso, ma non riesce a stare al pari, tu sorridi ed hai soltanto grappa e fogli di giornali, Vecchio stronzo senza tempo quanta vita porti dentro, Quante gocce di splendore sotto un volto da barbone… pare un’ode alla vita libera senza condizionamenti.
Com’è la vita per la vostra generazione oggi, libera? “Libera forse ma piena di ansie per il futuro. Come mai prima d’ora. Una volta il 90% di chi si laureava sapeva di trovare lavoro nel giro di uno o due anni. Oggi il 90% non riesce a progettare oltre l’uno o i due anni lavorativi. Se gli va bene. Siamo in un mondo precario in continuo cambiamento le sicurezze e i valori del passato sono... nel passato appunto!”. Un mondo in cambiamento e sempre più multietnico. Il pezzo che da il titolo al vostro CD “Beshir” mi ha colpito profondamente e mi hanno detto non lo cantiate live? “E’ un pezzo intimistico, va ascoltato in un contesto particolare, l’abbiamo composto per la giornata della dichiarazione dei diritti umani e partecipa al concorso Voci per la libertà”. Paolo mi guarda dritto con i suoi occhi grigi da sotto il basco ceruleo: “Ascoltateci e votate!”. Ascoltiamo questa storia che può essere una delle migliaia che approdano sulle nostre coste. Beshir un nome inventato per una vita vera. Purtroppo… “Beshir aggrappato forte, con la mano alla ringhiera mentre sotto il mare luccica di una luna quasi intera… Beshir resta aggrappato e ha la testa fra le gambe. Negli occhi ancora il sangue nella mente ancora il sangue, Ha in bocca una preghiera tutto quello che gli resta, della sua terra stuprata, della sua famiglia morta, Beshir è un uomo libero e può sceglier di morire di botte in terra libica o di stenti in mezzo al mare…“. Un testo che si sposa ad un gesto di solidarietà: “Sì, il nostro Cd è in vendita a 5 euro e parte del ricavato va all’ONLUS Fabbrica dei sogni di Bergamo che si occupa appunto di immigrazione e d’integrazione, giusto per non parlare soltanto ma cercare di fare qualcosa”. Un pezzo forte che passa l’immagine di un uomo come noi ma nato in un punto sbagliato della terra… un pezzo che spiazza in mezzo agli altri da voi proposti. Ho sentito tutti i pezzi, nel cappello ho scritto che siete un gruppo Folk – rock – cantautorale -melodico popolare … ma voi di che stile vi definite? “Non vogliamo ghettizzarci in uno stile preciso, limitante. Piuttosto direi che ogni canzone è un personaggio che portiamo in scena con il suo stile, il suo abito. Noi lo indossiamo per qualche minuto condividendone le emozioni, poi altra scena altro cambio d’abito altre emozioni altri suoni”. Ma l’anima pulita dei Karasciò traspare. Sempre.Come in mille reincarnazioni diversi corpi ma lo stesso fiato lo stesso cuore la stessa buona musica. Molto bene, molto buono. “Scusi ma non ci sono canzoni d’amore?”. Non lo so signora adesso lo chiedo al Fabio: “Non ancora signora, le teniamo per Sanremo!”
Cinzia Baronchelli
Se volete anche voi fare qualcosa perla piccola orchestra Karasciò votateli sul sito per il concorso http://www.vociperlaliberta.it/web_vota.php.
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