
SPAZIO MUSICA - DA ARDESIO, CASTRO E MOZZO
La musica che non ti aspettavi. Suoni non usuali. Assenza di voce, abbondanza di virtuosismi strumentali. Musicisti con vent’anni d’esperienza. Rara e preziosa combinazione tra jazz e rock e molto altro. Studio e improvvisazione. Moltissimo studio, improvvisazione studiata. Ossimori musicali. Uno spazio musica questo dedicato ai “Modal Sound Trio” che ha il sapore di una scoperta, sicuramente per me ma credo anche per molti di voi. Incontro Alberto Bigoni e Rudy Corbetta di Mozzo, in un caffè del centro di Clusone e mi si apre un mondo nuovo. Sconosciuto, intrigante, elegante e provocatorio. Conosciuto e diffuso invece in America dove il suono modale, fusion, è nato negli anni settanta dall’amore appassionato tra le forti emozioni rock e la ricercatezza elitaria del jazz. Una musica che richiede preparazione e competenza. Anche da parte di chi l’ascolta. Una musica strumentale quella dei Modal, che fonde strutture rock-fusion a improvvisazioni jazz con chiari riferimenti agli Uzeb e a Scott Henderson/Tribal Tech, ma anche alle atmosfere del pop più sofisticato degli Steely Dan e della premiata ditta Medesky, Martin & Wood.
Allora ascoltiamola questa fusion jazz-rock-prog. Le luci si abbassano, l’ambiente si riempie di fumo espulso da lunghi bocchini lucidi e neri. Abiti di seta fruscianti lambiscono il palché di legno segnato dalle pesanti panche datate. Candelabri vintage illuminano smorfie compiaciute di dame in lamè. Sulle pareti stampe in bianco e nero di film noir. Il basso elettrico di Alberto muove i chakras più legati alla sfera emozionale. Suono ovattato profondo sublimale, modernamente antico. La batteria dimentica i suoni pesanti ed esalta lo sfiorare del charleston e del ride. Chiudo gli occhi e seguo le corde pizzicate di Rudy.
Entro così in un film francese, una storia complicata fatta di inseguimenti per le vie trafficate di New Jork. Dai vetri del finestrino appannato sfilano alti palazzi di vetro. Le nuvole ci corrono sopra facendone schermi improvvisati. La musica dei Modal accentua la velocità del viaggio. Corsa adrenalinica sotto un rovescio d’acqua primaverile. Un’ansia di arrivare che prende lo stomaco. Arrivare, arrivare, fermarsi. La musica si ferma e apro gli occhi. Alberto riprende a raccontarmi cos’è la musica modale mentre il jeans della barista strappa il lamè dal mio sogno: “La nostra musica è nata da una passione giovanile e si è incrociata nel 2002 come progetto applicato. Come indica il nome stesso, il suono è ‘modale’ e, più in generale, possiede un impianto armonico più complesso del solito, modernizzato da suoni MIDI, non convenzionali e poco utilizzati. La filosofia perseguita dal gruppo è quella di avvalersi anche di suoni di tastiere creati con la chitarra sintetizzatore, senza avere niente di pre-registrato, in modo tale da poter ricreare sul palco gli stessi identici suoni dello studio. Oltre a noi due c’è, o meglio c’era Vittorio Bonadei di Castro. C’e nel cd che porta il nostro nome, ma non più nel nostro futuro, siamo in cerca di un nuovo batterista”. Rudy: “Non è facile continuare a suonare in un gruppo che essenzialmente è pura ricerca e che difficilmente riesce a combinare più di tre date in un anno”. Come mai è così difficile trovare locali che ospitano il vostro genere? “Perché non è commerciale, non saremo i primi a dirti che oltre alle tribute band poco altro riesce a trovare ascolto”. No, non siete i primi, ormai è un ritornello francamente deludente. Da cosa deriva questo “appiattimento” musicale e, permettimi, anche culturale in genere? “Difficile dirlo in poche parole, eppure la musica è nata in Italia e in Italia ha raggiunto livelli che nessun paese ha raggiunto. Da circa un secolo, anche meno, il nostro paese ha perso la leadership, ha smesso d’investire sul suo tesoro più grande la creatività, la fantasia, l’arte, buttando alle ortiche quello che aveva creato negli ultimi millenni”. Ma quali sono i generi che vanno di più? “I generi non esistono, li hanno inventati le case discografiche per mettere in ordine prima i dischi, ora i CD sugli scaffali. La musica è musica e basta. Mi piace ricordare il grande Frank Zappa, uno dei nostri punti di riferimento. Lui sosteneva che esistono solo due tipi di musica: la buona musica e quella cattiva”. Cos’è fondamentale nella fusion? “La dinamica direi, fondamentale soprattutto in un gruppo strumentale dove non c’è una voce che guida. L’Italia ha avuto negli anni 70-80 grandi esponenti della fusion, che allora nemmeno si chiamava così”. Esempio? “Gli ‘Area’ te li ricordi?“. Sì quelli di Demetrios Stratos. “Appunto e come lo stesso Zappa erano incatalogabili, facevano qualsiasi tipo di musica, la ricerca non finiva mai, i limiti venivano continuamente superati. Oggi quasi tutte le canzoni sono basate su tre accordi, e ciò che non rientra in questo non viene ‘riconosciuto’ dalla massa e quindi non amato”. Chi sono oggi i maggiori esponenti italiani della fusion? “Il Trio Bobo, è il nome di spicco della scena Fusion Italiana. Trio composto dalla sezione ritmica di Elio e le storie tese, Faso al basso e Christian Meyer alla batteria”. Sono venuti ad Ardesio l’anno scorso! “Sì un’esperienza indimenticabile. Purtroppo capita da pochi. Quando abbiamo la fortuna di suonare ci capita di ricevere i complimenti delle persone ma i più applaudono senza capire, applaudono alla situazione non all’esibizione. Ti ricito Zappa che diceva ‘Sono stanco di suonare di fronte ad un pubblico che applaude per il motivo sbagliato”. Cioè? “Torniamo alla mancanza di cultura musicale, la gente applaude per la situazione ma non ne capisce niente”. Come me. Io non ne capisco niente di fusion. La conosco oggi per voi. Non capisco ma mi piace. Mi piace l’adrenalina, l’atmosfera che mi suscita. Non capisco i virtuosismi ma mi rapisce il suono.
Nel bar del centro la sera scurisce le vetrate. Richiudo gli occhi e parte “i wanna get you fired”. il bar scompare di nuovo ma nessun locale fashion evocato come prima da Tribal Bossa. Un taxi mi lascia fuori da un hotel, cammino nervosamente guardando il cellulare. Il tempo occupa lo spazio. Lo spazio prigioniero dei numeri digitali dello schermo. Più li guardi, più s’immobilizzano. Cammino riflettendo la mia immagine isterica sulle vetrate della hall. Avanti e indietro. La tastiera nervosa tiene il tempo della mia ansia. Il basso di Alberto mi amplifica il cupo pensiero presagio di un bidone. La chitarra di Rudy mi prende in giro con suoni metallici.Non verrà… Atmosfere da film, trame improvvisate che vestono l’emozione di un attimo. Non capisco niente di fusion ma l’ho ascoltata ore nelle notti al computer. Sarà per esperti ma a me, donna comune completamente “destrumentalizzata” ha vestito viaggi paralleli indimenticabili. Se li vuoi fare anche tu eccoti i contatti: per richiederne una copia dei lavori, ascoltare e scaricare mp3, reperire materiale fotografico ed altro, visitate il sito del trio all’indirizzo http://www.modalsoundtrio.com.
Alberto alberto@modalsoundtrio.com, Rudy rudy@modalsoundtrio.com,Vittorio vittorio@modalsoundtrio.com.
Cinzia Baronchelli