
DA PREDORE, PARATICO S.PAOLO D’ARGON E CREDARO
Spazio musica scende dai monti e viaggia verso il lago d’Iseo. Verso la sponda occidentale verso il tramonto quando la luce calando stempera i contorni e le differenze. Incontro giovani artisti che mi portano in dono il loro suono Punk hardcore lacustre. Lacustre? “Ma sì, è per scherzare, il nostro è un punk la cui caratteristica principale è proprio non essere riconducibile a una determinata tipologia di punk, il nostro gruppo da sempre sostiene l’importanza del contenuto, non della forma”. Così conosco il frontman dei Disordine PierP, chitarra e voce, al secolo Pier Paolo, classe 88, da Predore con amore. No, con amore no, ma con disillusione che è anche il titolo del nuovo concept album. Un disco nato da poche settimane e che già grida rabbia nella sua culla in riva al lago. Padrino un mago in vestiti ottocenteschi disegnato dal brillante grafico Andrea “Brisighella” Marini. Un illusionista col panciotto e dallo sguardo ipnotico e freddo estrae dal cilindro non un coniglio signori e signori… ma un vivo cuore sanguinante. L’immacolata camicia da teatro schizzata di rosso fluido vitale, ricamo horror di vita finita. La storia continua con l’immagine della svenevole fanciulla che, affranta dal truce spettacolo e dalla ‘disillusione’, si lascia cadere tra le braccia di un villico accompagnatore. Sul retro di copertina rimangono mute le carte del mago. Simboli divinatori di un fato perverso e ingannatore giacciono sul tappeto violato dal sangue evocato dall’Illusionista-disillusionista. Un cuore strappato, un’illusione finita, una vita promessa che risponde con la morte del sogno. Disillusione. Un messaggio forte e chiaro che i testi scritti da PierP cantano in tutti i brani “l’incoerenza della gente ha già ammazzato il mio presente il mio futuro è tutto qua. Tra l’odio e la realtà… pensi che sia facile sorridere ancora?”. Perché non è facile sorridere, lo chiedo a Vana, basso e cori, battezzato però col nome di Andrea in quel di S.Paolo d’Argon nel “lontano”1988: “Perché manca la speranza per il futuro, ma la cosa che ci preoccupa maggiormente è la chiusura mentale della gente. Assistiamo a un’involuzione culturale che non ha precedenti”. Non che abbia trovato recentemente giovani entusiasti (se ci siete, chiamate araberock please!) anzi. Però i Disordine sono proprio disillusi forte. La scelta del genere ne è già testimonianza: l’hardcore, è un genere aspro e privo di compromessi ma anche una maniera di vivere, un qualcosa che si deve fare. Ho letto qualche pagina del libro di Steven Blush “American Punk Hardcore” tanto per documentarmi. Da paura, sconvolgente nella sua rabbia. Sono raccolti i testi e gli artisti dell’epoca d’oro dell’ HC dal 1980 al 1996.
Voi siete nati quando il movimento era all’apice, figli di un’Italia dai testi melodici, che c’entrate con i miti come Black Flag, Minor Threat, Bad Religion, Misfits…? “Sono stati i nostri ispiratori così come all’inizio lo furono i Sex Pistols con la loro visione nichilista e lucida. Quello che avevano in più i gruppi che hai citato era il saper andare oltre la provocazione fine a se stessa, avere una coerenza”. Ascolto “Disillusione” sulla macchina mentre il lago annerisce davanti agli occhi. Nella mia macchina è perfetto. Il disordine dico. Parte una miscela contagiosa di musica straveloce, dalle sonorità aggressive e distorte. La voce urlata di PierP taglia le acque gelide: “Ditemi cosa mi resta, un altro film nella mia testa? Ditemi cosa mi resta a parte un futuro di merda. Nato sconfitto vissuto per niente. Ditemi cosa mi resta”. Non lo cosa ti resta ma siete sicuri che il futuro sia così di merda? “Dimmi che prospettive ci sono. Dimmi cosa può aspettarsi un giovane nel mondo del lavoro se lo stanno perdendo anche i nostri padri. Dimmi quale legalità e garanzia di onestà possiamo aspettarci se metà del Parlamento è indagato, se un individuo che dovrebbe essere in galera è il presidente del consiglio e se il governo è il primo a propagandare razzismo e xenofobia . Dimmi che futuro c’è per uno come me che studia e ama filosofia e se gli va bene troverà un posto precario in un centralino, dimmi…”. No non farmi dire niente. Oggi parlate voi. Il fumo delle nostre sigarette s’intreccia sopra il cruscotto. Combustioni di due tabacchi s’infilano nel tessuto spugnoso delle casse. Due fiati separati da venticinque anni di storia. Due fiati uniti dalla voglia di rivoluzione. Starnuti sonori incazzosissimi rispondono. “Solo me stesso”: “Io sono ciò che vedi, nessuna facciata, sempre a testa alta sulla mia strada e tenetevi le vostre divise. Io sono ciò che sono e basta. E tenetevi le vostre illusioni e restate ad occhi chiusi sulla soglia… io sono ciò che vedi e basta: un sognatore che soffre d’insonnia”.
Se è per questo dormo poco anche io, ma non è insonnia. Il freddo spinge il capo di un germano sotto l’ala blu. Indifferente alla musica arrabbiata se la dorme. Non ha orari, né ansie, né prospettive. Solo sonno. Beato il germano d’Iseo. La sera di febbraio è cattiva come la maschera di un diavolo (soprannome, tra l’altro, del componente Daniele, da qualche mese desaparacido). Cattiva e stordente come la batteria di Cama (Credaro). Veloce, velocissima assordante ritmica. Il ritmo del cuore sanguinante in mano al mago pazzo: “Sento il veleno nel mio cuore cancella ogni speranza sento una voce nella mia testa, sento una voce nella mia testa”. Non è nella tua testa esce da quella finestra PierP! È la televisione della signora Luisa che ascolta Mauro del Grande fratello “Preferivo la voce della mia testa. Oggi ci sono personaggi simili e inutili che parlano alla gente, predicando il verbo della superficialità e del consumo. Quando andiamo a suonare nei locali o centri sociali e con i nostri testi e le nostre provocazioni magari riusciamo a portare anche solo una persona a interrogarsi e trovare altri stimoli anziché accendere quell’ammasso di balle mediatiche siamo contenti”. Solo balle dici? “Sì balle firmate per non farci riflettere. Riflettere è pericoloso oggi più di ieri”. Tu fai filosofia, riflettere è il tuo mestiere, che ne vuoi fare da “grande”? “Mi piacerebbe scrivere ma anche questa è un’utopia. Si campa scrivendo? Dimmi tu”. Non farmi domande, io stasera ascolto e basta. “Lo speaker alla radio che ti sveglia ogni mattina la voce grida l’azienda più vicina decine di coglioni in fila al centro commerciale e la falsa informazione stampata sul giornale”. Falsa anche quella? “Quella più di tutti. Notizie comprate per nascondere la verità soprattutto a noi giovani”. C’è speranza per i tuoi coetanei? “No, guarda, soprattutto nei loro confronti la Disillusione è totale. Sono del tutto privi di una coscienza critica, divisi in fazioni senza pensare solo per il piacere di una divisa. Per sentirsi parte di qualcosa, anche se non sanno cos’è. Hanno smesso di interrogarsi, di riflettere. Consumano tutto ciò che gli viene offerto senza chiedersi se veramente gli piaccia”.
La storia dei punk hardcore è poco documentata. Un movimento ribelle spontaneo indisciplinato. Una musica un modo di vivere dicevamo. Un’etica contro l’etica comune, una controcultura con dei valori saldi: condivisione, rispetto, onestà, musica come mezzo d’espressione, accessibile a tutti, senza fine di lucro. I Disordine attivi dal 2004 hanno girato tutta la Lombardia e hanno ormai un seguito di estimatori. Il loro nuovo Cd ha il prezzo bloccato a 8 euro. Come i gruppi hardcore più tosti esprimono un approccio tipicamente Do it yourself, di autoproduzione. Potete trovarlo distribuito tramite il circuito DIY direttamente da loro. Per Contatti: pierphc@hotmail.it per ascoltare qualche traccia e tenervi aggiornati sui concerti myspace.com/disordine … prossime date del “Disillusione Tour” il 13 marzo al centro sociale 28 maggio di Rovato- il 3 aprile a Borgo Valsugana, Trento al Tilt.
Io torno sui monti, i Disordine al lago, ci salutiamo con l’ultima sigaretta storta di tabacco umido. Il germano si è svegliato sulla chiazza d’olio di una barca Vip. Una chiazza d’olio firmata sul culo dell’uccello acquatico .
Cinzia Baronchelli