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LA PAURA DI VIVERE DA MASCHI
Nagual
Non c’è uomo che nel corso della sua vita non abbia pensato almeno una volta di avere ragione di una donna con la forza e anche chi scrive non fa eccezione. Dal pensarlo solamente al metterlo in pratica passando alle vie di fatto, il passo può essere più breve di quanto si pensi anche se, per fortuna, il più delle volte questo non accade. Altre sì e la cronaca ci informa, con dovizia di particolari, che c’è chi arriva perfino a uccidere.
Occorre partire da qui per tentare una riflessione sul problema della violenza sulle donne, cioè dal vissuto personale di ciascuno di noi (maschi) cominciando col riconoscere e con l’accettare che questa esplosione di aggressività, questo impulso di sopraffazione non è (soltanto) il risultato di un cortocircuito neuronale di qualche pazzo/malato/criminale, ma è dentro ognuno di noi e basta l’innesco giusto per attivarlo.
Se appartenete alla numerosa schiera di coloro che si rifiutano con ostinazione di riconoscere questa semplice e scomoda verità vuol dire che, semplicemente, ve la raccontate. Poiché, in questo caso, non c’è argomento che possa farvi cambiare idea, tanto vale continuare a illudervi di essere immuni da questa poco nobile “inclinazione” e rimanere ancorati alla confortevole convinzione che i “mostri” siano sempre e soltanto gli altri.
E’ vero, viviamo in una società intrisa di violenza, che non è soltanto quella che vediamo nei notiziari televisivi sotto forma di un attentato kamikaze che provoca decine di morti o dell’ennesimo abuso su minori, ma è anche quella, più subdola ma più invasiva, che subiamo ogni giorno sulle nostra pelle fatta di sgarbi, prepotenze, prevaricazioni, ingiustizie o almeno di quei comportanti nei nostri confronti che viviamo come tali. Magari piccoli, quasi trascurabili, ma che messi tutti insieme generano sconforto, frustrazione, rancori ed odi viscerali destinati a sfociare, alla prima occasione, in altrettanti sgarbi, prepotenze, prevaricazioni dei quali saremo noi, questa volta, gli artefici.
Ma questo non spiega tutto. C’è nel fenomeno della violenza dei maschi sulle donne, qualcosa di più che ha a che fare con una forma di sub-cultura che risale alla notte dei tempi, che ha resistito a tutti i cambiamenti in tutte le epoche e che ancora oggi si tramanda di generazione in generazione e che vuole la donna, per il solo fatto di essere tale, in posizione subordinata e strumentale rispetto all’uomo. Una mentalità che abbiamo ciucciato (noi maschi) fin da bambini insieme al latte materno e che è talmente diffusa e permeante da sembrare connaturata e quasi costitutiva della natura maschile.
Sembrerebbe un modo di pensare d’altri tempi e invece è ancora tragicamente attuale: che sia madre, sorella, moglie, amante, figlia o perfetta sconosciuta la figura femminile acquista interesse e si carica di valore per il maschio soprattutto in funzione dei bisogni che serve a soddisfare, compreso, naturalmente, il bisogno affettivo. Da questo postulato discende che i rapporti tra uomo e donna, parlando in generale, anziché tra soggetti aventi pari dignità, sono rapporti tra un soggetto dominante e uno dominato, tra un soggetto portatore prevalentemente di diritti (in primis il diritto al possesso) e un altro portatore prevalentemente di doveri.
Quando il maschio si sente disturbato, minacciato, messo in discussione nell’esercizio dei suoi (presunti) diritti su una donna (tanto più se a metterlo in discussione è proprio quella donna), entra in crisi perché è la sua stessa concezione del mondo che viene messa in crisi. Qualcuno tenta la via del confronto, della trattativa per non perdere completamente il controllo della situazione e salvare il salvabile, qualcun altro va in analisi (e magari ci rimane tutta la vita). Altri ancora provano a rimettere le cose a posto ricorrendo all’unica arma in grado di assicurare loro la supremazia, quella della forza fisica e della violenza, per far intendere quello che altrimenti sono impotenti a comunicare, il disagio, l’umiliazione, la paura di perdere potere, rispetto, credibilità. La paura di soffrire. La paura di vivere.
Nagual
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