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MANCATO MESSAGGIO DI FATIMA
Nagual
Fatima è una ragazzina di dodici anni come tante. Di origine libanese, risiede ormai da diversi anni in Italia dopo la fuga della sua famiglia dal Libano e precisamente a Riace, paese della tolleranza e dell'integrazione, dove il sindaco Domenico Lucano è diventato un simbolo della lotta alla discriminazione razziale.
Fatima è stata scelta, con altri compagni, per parlare davanti al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e al ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, nella «Giornata della legalità» organizzata al liceo artistico di Reggio Calabria.
Da due giorni la vicepreside della scuola media che la ragazzina frequenta fa la spola tra Riace e la città capoluogo per accompagnarla alle prove del discorso.
Tutto sembra pronto. Fatima s’è vestita a festa indossando gli abiti della tradizione del suo paese di origine. Ma all’ultimo momento alla vice preside cominciano ad arrivare tramite cellulare strane pressioni da parte di un imprecisato interlocutore, un superiore pare.
In sostanza si pretende che Fatima, per poter rivolgere il discorso che ha preparato al Presidente e alle altre autorità, debba togliersi il copricapo con il velo. Un velo rosa a disegnini bianchi, da ragazzina. Per non urtare suscettibilità, si avanza a mo’ di giustificazione.
Fatima dice di no, fa parte della sua tradizione e della sua cultura, perché mai dovrebbe toglierselo? E allora al suo posto si fa salire sul palco una compagna, una ragazza polacca residente a Rosarno. E’ per una questione di organizzazione, si giustificherà un funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione, i tempi sono contingentati, non si può far parlare tutti i bambini come previsto dal programma.
Ma chi ha imposto l’assurdo diktat contro una bambina di dodici anni? Si mormora che la direttiva arrivi, nientemeno, dal Ministero dell’Interno. Naturalmente qualcuno giustamente si indigna. Per primi la vicepreside della scuola frequentata da Fatima e il sindaco di Riace che ha parole di fuoco e denuncia un governo che «con la sua scellerata politica sull'immigrazione, oggi si è macchiato di un'infamia nei confronti di una bimba di 12 anni».
Anche la mamma di Fatima è piena di rabbia e racconta l’ingiustizia della quale è rimasta vittima la figlia al Presidente Napolitano in persona durante la posa per una fotografia che li ritrae insieme, lei, la figlia e il Capo dello Stato. Che però forse non capisce, preso dal cerimoniale, dai saluti e dalle tante dimostrazioni di affetto che tutti gli tributano.
Resta il fatto che dal Viminale sarebbe partita l’offensiva contro il velo islamico colpendo una bambina che voleva dire al Presidente che ci sono posti in Italia dove anche gli stranieri stanno bene, dove la tolleranza e l’integrazione non sono solo parole vuote. Un bel messaggio di questi tempi, un messaggio di ottimismo e di speranza che si sarebbe perfettamente inserito nel contesto della manifestazione..
Solo pochi minuti prima infatti il Presidente Napolitano aveva incontrato tre degli immigrati rimasti feriti negli incidenti accaduti durante la rivolta di Rosarno e ancora prima il ministro Mariastella Gelmini, incontrando alcuni piccoli allievi delle scuole di Scampia, di Reggio e dello Zen di Palermo aveva detto che «bisogna vincere la paura e occorre privilegiare la cultura della reciprocità e del confronto».
Dove si dimostra, una volta di più, che a parole siamo tutti bravi, specialmente quando c’è da fare bella figura. Nei fatti invece ci mostriamo per quello che realmente siamo: xenofobi, razzisti e anche un bel po’ stronzi.
Nagual
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