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UN CONCERTO DI RICORDI ON THE ROAD
Aristea Canini
Batte il sole sopra questa collina che si chiama Clusone e che sembra una pagnotta rigonfia di troppa mollica e basta. Arriva un sms e si muove la testa...
Ricordo quella strada fragile e piena di fiori scomposti, che volavano dappertutto
ricordo quel dito alzato e quel sole che ci illuminava troppo ma non dava fastidio e poi io e lei, la mia amica, fine luglio di un mucchio di anni fa. E il concerto, lo avevamo letto su una rivista, non c’era internet, doveva essere il giorno dopo a Caserta, ricordo che io e la mia amica ci guardammo e partimmo. Ricordo lo zaino con una barra di cioccolato Icam pronto a sciogliersi al primo passaggio. Ricordo che il pollice alzato allora era un buon mezzo per conoscere gente, i miei migliori amici li avevo conosciuti così, autostop lungo centinaia di chilometri ad avvicinarsi a un orizzonte che si spostava sempre appena stavamo per afferrarlo.
Ricordo quel viaggio lungo mille chilometri e quell’uomo stanco che ci caricò raccontandoci la sua storia di rappresentante di vini come fosse una missione per salvare il mondo dal gusto. E raccontava e raccontava e si appassionava e si fermava e ripartiva. Ricordo quel camionista che non parlava italiano e noi che non parlavamo la sua lingua, qualunque lingua fosse e quel cambio di casello per salire su un altro camion che ci aspettava, avvisato con la radiolina dal camionista senza identità. Ricordo quella signora che andava alle Terme a Salsomaggiore e ci riempì lo zaino di una crema che sembrava la mia barra di cioccolato dopo essere rimasta sotto il sole, solo che doveva finire spalmata sulla faccia e non nello stomaco.
Ricordo un prete che andava a Roma per un incontro di formazione e che ci parlò per ore di un minuscolo santuario che non ho mai capito dove fosse.
Ricordo un aspirante seminarista ancora incerto se abbracciare una bella ragazza o la fede cattolica, ricordo un ex insegnante che viaggiava pieno di nostalgia e ci raccontava di quegli anni addietro, di com’erano belli, diversi e pieni di tutto, pieno di nostalgia ma non di benzina che gli finì e proprio a poche centinaia di metri da un distributore e noi a spingere l’auto assieme a lui.
Ricordo l’arrivo a Caserta, trionfanti io e la mia amica con la radiolina e la cassetta dei Def Leppard pronti ad ascoltarli in concerto la sera, ricordo quel prato sopra Caserta, dove il vento sembrava chiazzato di sole e il sole non dava fastidio, ricordo un ragazzo nell’unico bar di quella piccola piazza con la maglietta dei Def Leppard, anche lui lì per il concerto, io e la mia amica che attacchiamo bottone e lui che all’improvviso ci saluta: “Adesso parto, sono di Roma, rientro perché domani devo ricominciare a studiare” ma come? e il concerto? non ti fermi? “Certo, bello, bellissimo, ieri sera c’era davvero tanta gente e tanta energia”. Ricordo la faccia mia e della mia amica. Avevamo sbagliato giorno, il concerto era stato davvero bello ma era il giorno prima. Ricordo che ci accorgemmo solo allora che anche Caserta poteva essere una città, ricordo la discesa dalla piazza in mezzo ai vicoli e la ricerca della Reggia perché ormai che ci facevamo lì? Ricordo le risate nel cercare un posto dove dormire sempre sopra quel prato a ridosso del cielo e la cassetta dei Def Leppard che suonava stridula prima che anche la batteria del registratore ci abbandonasse. Ricordo quella notte sveglie a turno perché i proprietari dell’unica casa vicina ci dissero che bisognava stare attente, che lì la notte salivano i cinghiali. Ricordo le risate e i finti rumori per imitarli.
Ricordo il viaggio di ritorno di quel fine luglio. Le tappe lungo la costa, il profumo di un’Italia che si muoveva lenta dentro un’estate ripiena di tutto. Ricordo in Emilia Romagna quel locale in mezzo a una strada che sembrava davvero tra la via Emilia e l’west, sole e polvere dappertutto, quel piatto di carne con le patate che sembravano uscite da un girone di Dante dell’inferno, rosso fuoco e che bruciavano più del sole. Ricordo quella dormita lungo un torrente che sembrava un’oasi in mezzo alla polvere e poi l’arrivo a casa con addosso il ricordo di quel concerto, la maglietta del ragazzo di Roma, l’unica cosa che ci rimase addosso dei Def Leppard, che non ho più nemmeno ascoltato.
E adesso sono qui in un altro fine luglio, come fosse un altro mondo, con altra gente, ed è bastato un sms all’improvviso della mia amica, dopo anni che i ricordi erano diventati nebbia, per sentirmi di nuovo come fosse allora, con la voglia di mollare tutto, spegnere il computer e rituffarmi nel mondo, in fondo i fine luglio sono tutti uguali, siamo noi a cambiare e cambiarli, ma il tetto rimane sempre il sole e Dio continua a spassarsela, sono uno dei suoi molti miliardi di giullari che ha seminato alla sua corte per divertirsi.
Aristea Canini
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