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IL TEATRO FREDDO DELLA VITA
Bazarov
“Bip!” annuncia il display dell’auto ricordando al sottoscritto al volante che è tempo di fare rifornimento. Ho ignorato il segnale che m’avvertiva della possibilità di viaggiare ancora per 100 km. Ora, però, siamo al secondo segnale: pochi chilometri, una quindicina, e rimarrò a piedi. Il primo distributore giunge di lì a poco. Accosto. Scendo. Mi piace tornare a casa da Milano in piena notte. L’autostrada come di consueto è deserta, viaggiare è piacevole, la musica accompagna il viaggio, mi piace sentire l’aria fredda che entra dal finestrino appena abbassato. La rappresentazione teatrale stasera era meravigliosa, sento il cuore leggero. Anche il semplice rifornimento di carburante diventa piacevole. C’è silenzio. Nessuno intorno. Svito il tappo per fare rifornimento, tolgo 20 euro dal portafogli ed infilo la pompa nel serbatoio. All’improvviso, una voce disinvolta alle spalle: “Scopiamo?”. Mi volto di soprassalto. Una ragazza, di colore, forse nemmeno maggiorenne nei lineamenti, i capelli ispidi, mi guarda dritto negli occhi. “Da dove è sbucata?” mi domando. Nemmeno il tempo di pensare che continua: “Dai, scopare…” e nel dirlo mi prende per un braccio portando il suo corpo contro il mio, i suoi occhi di nero lucente che brillano come perle d’acqua. La allontano delicatamente. “Lascia stare”, le dico. Altre sei o sette ragazze spuntano dal nulla d’improvviso ed un cerchio si compone intorno all’auto. Osservano in gruppo la ragazza che insiste e la mia reazione, sempre la medesima, quasi fosse un gioco tribale. Forse si divertono. Sorridono stranamente, stringendosi tra di loro come bambine. Per un attimo, non so perché, ho paura. Non paura fisica, sento paura nell’anima. Scruto gli occhi della ragazza: mi pare urlino, vi scorgo disperazione, un’immensa disperazione. Per un attimo, mi viene in mente di trovarmi di fronte ad un corpo senz’anima, come se fosse perduta, da qualche parte. D’improvviso, poi, una luce blu. E, ancor più d’improvviso, con l’agilità di lepri che fuggono, tutte le ragazze scappano agilissime per i campi confinanti, inghiottite dal buio, dileguandosi al mio sguardo. “Ma dov’è il cacciatore?”. Un secondo dopo, una pattuglia della polizia stradale fa il proprio ingresso nel distributore e si avvicina alla mia auto. Il finestrino s’abbassa. “Tutto ok? Nulla di strano?” mi si chiede. “Certo che no” rispondo, “è successo qualcosa?”. “No. Nulla, stiamo semplicemente controllando, buon viaggio”. “Grazie, buon lavoro a voi”. Salgo in auto e riparto. Sento freddo dentro, nessuna voglia d’ascoltare musica e già mi pare lontano il ricordo della rappresentazione teatrale di qualche ora prima. Torno a guidare. L’auto scorre. Il teatro è vita, penso, ma la vita, soprattutto la vita, è teatro.
Bazarov
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