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Seleziona un editoriale dall'elenco del 23/07/10
(p.b.) Allora, ci tassano di più o di meno? Nel 2009 la “pressione fiscale” ha segnato il record, 43,2% rispetto al fatidico Pil (Prodotto Interno Lordo). Ma è come per le temperature: a quanto è la pressione “percepita”? Qui ognuno si mette la mano in tasca. C’è chi viaggia alla grande, la “qualità” del prodotto premia, perché chi ha i soldi per comprare, è chi cerca appunto il prodotto migliore. Gli altri annaspano, si sta diffondendo il culto dell’arte del fallimento pilotato, si chiude e si riapre, ci si reinventa mestieri, si cercano nicchie e opportunità di guadagno. Alle slot machine si accalcano signori e signore, venghino venghino, provate la fortuna. Come una volta, quando arrivava in paese un tizio con un pappagallo appollaiato sulla spalla che col becco sceglieva un foglietto nel mazzo, era il messaggio della fortuna, la donna cantava suonando un organetto, “Parlami d’amore Mariù”. Dai, parliamo d’amore, gente che “la vita continua, sai che continua e gioca con noi”. Piccoli segnali inquietanti: una signora viene sorpresa dalla telecamera interna al bar mentre preleva 50 euro da una boccetta di raccolta spiccioli per sostenere le spese sanitarie di uno della zona, che ne ha bisogno. Anche lei ne ha bisogno, ma la normalità del bisogno non fa notizia. “E’ una signora bene”, dicono con rammarico (insomma, è dei nostri), meraviglia (come ha potuto?), delusione (che non sia un extracomunitario). La definizione di “signora bene” è riferita a portamento e comportamento, al vestiario, alla storia personale, che si ritiene immutabile, se uno è “per bene” lo sarà sempre. E’ un po’ la definizione d’antan delle “famiglie per bene”, riferita in genere a quelle benestanti. A me viene in mente una canzone di Claudio Lolli, che spopolava nelle prime radio libere anni settanta, intitolata “vecchia piccola borghesia” (1972): “sei contenta se un ladro muore o se si arresta una puttana, se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana. Sei soddisfatta dei danni altrui, ti tieni stretta i denari tuoi, assillata dal gran tormento che un giorno se li riprenda il vento”. Voleva essere un necrologio, quella canzone, in realtà era la descrizione di quello che, segretamente alcuni, in modo evidente altri, sognavano di diventare. E che saremmo tutti (quasi tutti) diventati, confondendo il tutto con il titolo del film “La classe operaia va in Paradiso”, che aveva conclusioni meno ottimistiche del testo di Claudio Lolli. “Godi quando gli anormali son trattati da criminali, chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali. Ami ordine e disciplina, adori la tua Polizia tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare. Sai rubare con discrezione meschinità e moderazione alterando bilanci e conti, fatture e bolle di commissione. (…) Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista oppure un figlio non commerciante, o peggio ancora uno comunista. (…) Sempre pronta a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa e sempre pronta a leccar le ossa al più ricco ed ai suoi cani”. Dove sta l’ottimismo? Nella conclusione: “un vento un giorno ti spazzerà via”. Ma quando mai? E’ stata una delle predizioni più sballate degli aspiranti rivoluzionari, che scambiavano i loro sogni per profezie o più prosaicamente per analisi socio-politiche. Poi a poco a poco ci hanno cambiato i sogni nel sonno (o nel cassetto). A tutti.
Ma questa crisi negata, data per morta è viva e purtroppo vegeta, ha allargato la forbice tra povertà e ricchezza. In un supermercato mi spiegano che sono cresciuti i furtarelli (vezzeggiativo che si trasforma in piccolo dramma quando ti beccano e vanno per le spicce). E mi hanno detto che il prodotto più “rubato” è una marca di pasta adesiva per dentiere, sono stati costretti a mettere la confezione in un’altra blindata, che fa scattare l’allarme. Pasta per dentiere? Quindi anziani che non se la possono più permettere ma non si possono nemmeno rassegnare (per dignità e necessità) a farsi ballare i denti mentre mangiano e parlano. Ma non hanno più soldi e quindi cercano di rubarla. Gli anziani. Sono e saranno in aumento. Certo, c’è una misurazione datata, si considerano anziani quelli che passano la barriera dei 65 anni. Andrebbe alzata l’asticella. Il Corriere ha fatto un’inchiesta: se nel 1951 erano l’8,2% dell’intera popolazione, già nel 2001 erano saliti al 18,7% e si prevede arrivino al 34,3% nel 2051. In cento anni dall’8 al 34 per cento. E costano (costeremo, visto che da quest’anno entro nella categoria). Questo è un mondo che non tollera, per definizione, i parassiti, chi “vive alle spalle” eccetera, bisogna produrre, se uno è espulso dal processo produttivo è un peso per lo stesso, un peso che “rallenta” i produttori che naturalmente non si sognano nemmeno di pensare di invecchiare, prima o poi, anche loro. Si bada all’oggi, il fastidio di gente che nella filosofia aziendale, ma purtroppo anche in quella sociale, risulta già “morta”, fuori dal meccanismo vitale dell’aumento del Pil. Chi “baderà” a questa gente? Aumentano, s’ingrossano, si dilatano, le case di riposo, hospice più o meno confortevoli a seconda dei casi, comunque molto costosi, vale a dire anticamere-posteggio dell’eterno riposo. La considerazione di un anziano dipende dal livello della sua pensione, se è bassa è un peso, se è decente è una risorsa. La persona conta ormai poco, quello che ha fatto nella vita è già cancellato dalla memoria di qualsiasi computer, bisogna liberare “capacità”, spazio, appartamento… “dai nonno, spostati che non ho tempo”. Una generazione che cancella la memoria da un giorno all’altro. Questa sì, non la “piccola borghesia” d’antan, un giorno “il vento la spazzerà via”. Ma forse è solo la profezia amara (e interessata) di uno che, tra un mese, sarà “vecchio”. (p.b.)
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