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I nuovi cavalieri hanno le due ruote, non quattro zampe. I nuovi cavalieri che sognavamo da piccoli in tv non combattono su strade sterrate al galoppo ma corrono su strade che sembrano tappeti da biliardo,oto da 300 all’ora. “Noi siamo cavalieri”, già, sorride Giacomo Agostini, il mito del motociclismo italiano, mister 15 mondiali, con tutto il rispetto per Valentino Rossi, Agostini che racconta questo magico mondo dove velocità & mito si intrecciano e diventano fiabe immortali. Storie di cavalieri su due ruote da raccontare per anni a tutti. Sportivi che diventano dei classici e i classici restano per sempre. La storia di Agostini qui da noi la conoscono tutti, o quasi, però sentirla raccontare da lui è diverso, e poi non è come l’hanno scritta per anni, che la prima cosa che scopro è che non è vero che Agostini è nato a Lovere. “No, lo scrivono in tanti, sono legatissimo a Lovere ma io sono nato a Brescia e i primi anni ho vissuto in Valcamonica, a Cividate Camuno, mio padre aveva una piccola azienda di trasporti e faceva il segretario comunale a Berzo Inferiore e a Costa Volpino”.

Papà Aurelio e mamma Maria Vittoria: “Che era casalinga, e io ero il primo di 4 fratelli, Gabriele, Mauro e Felice”. I primi anni di vita in Valcamonica e poi la famiglia si trasferisce a Lovere e Giacomo sente nel sangue subito la voglia di moto: “Avevo 9 anni – sorride mentre racconta – un piccolo mezzo su due ruote, c’erano ancora i pedali a rullo”. Sempre a 9 anni Mino ‘ruba’ il ‘Galletto’ di papà Aurelio per fare qualche giro in paese. Arrivato in piazza, cade appena tenta di fermare la moto, non riusciva a toccare terra coi piedi. Ma la passione va oltre le cadute e oramai la moto l’aveva nel sangue. 15 titoli mondiali, un record mai più raggiunto da nessuno e una passione che sin da piccolo è andata contro tutto e tutti: “Papà non voleva che corressi, aveva paura, ma io amavo la moto. Ma forse non sarebbe bastato amarla, ci ha messo del suo la fortuna. Mio padre era amico di un notaio, io continuavo a insistere per correre, lui non voleva, e così ha chiesto consiglio al suo amico notaio, che però era un po’ sordo, e ha capito ‘bicicletta’ al posto di ‘motocicletta’. Disse a mio padre: ‘Aurelio, fargli fare dello sport, lo sport fa bene e lo tiene lontano da altre distrazioni’. Mio padre si convinse. Aveva capito male, ma ormai era fatta”. Perché allora per correre non bastava avere 18 anni, bisognava avere l’autorizzazione paterna per le gare ufficiali.

Era il 1961, e Agostini riuscì ad avere una Morini 175 Settebello, che forse dirà poco ai non addetti ai lavori, ma era una meraviglia di moto. “Anche se il papà mi ha dato il permesso ma non i soldi per comprarla. E io all’inizio avevo scelto la MotoBi 175 che veniva fornita direttamente dalla casa pesarese e aveva già freni, gomme, cambio e carburatore pronti per le gare. Ma non arrivava mai e così per paura che cominciassero le gare senza moto sono andato alla concessionaria Rovaris di Bergamo e ho comprato un ‘Settebello’ da strada, 500.000 lire da pagarsi in 30 rate mensili”. Classe 175, la cilindrata più grossa prevista per le gare, dopo i primi premi gara la moto era già pagata. La prima gara ufficiale la Trento-Bondone con i colori del Moto Club Costa Volpino, 18 luglio 1961, secondo alla spalle di Attilio Damiani, campione italiano, da lì Agostini non si è più fermato. Numeri da paura: 123 gran Premi, podio in 163 delle 190 gare, valide per il titolo mondiale. Nella classe 500 ha ottenuto 8 titoli mondiali con 68 vittorie nei Gran Premi….

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